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PRENDIAMO UN CAFFÈ?
Non riuscivo a capire perché Lena
mi guardasse in quel modo. Uno sguardo che diceva
più delle parole: pareva volesse incenerirmi.
Io, che non avevo nulla di cui rimproverarmi, la
salutavo cortesemente, con un sorriso d’amicizia,
aperto, che avrebbe dovuto scioglierla almeno un
po’.
Conoscevo suo marito fin “dai tempi che furono”,
eravamo amici, condividevamo interessi culturali,
simpaticamente complici in attività ed
affascinanti ricerche.
Ma talune parole di Lena buttate qua o là
suonavano acide, corrodevano la gioia del nostro
stare insieme.
L’atteggiamento scostante faceva freddo, mai che
accettasse un caffé, e men che mai invitava lei… e
sì che, qui da noi, l’offrire un caffé è un
normalissimo piccolo gesto di familiarità, di
simpatia, di socializzazione, è una spinta
all’amicizia – se ancora non c’è – o un
rafforzarne il piacere – quando invece esiste già.
Non mi capacitavo di questo suo essere duro,
inscalfibile monolite. Sopportavo per rispetto
verso Giovanni, suo marito. Finché il vecchio
amico mi fece chiaramente capire che Lena era
affetta da una grave malattia: era gelosa. Gelosa
di me.
Stupefatta e addolorata, adattai il mio aperto
modo di essere alla situazione. Scantonai, evitai
la loro presenza, che dico… vicinanza… Anzi, mi
tenni decisamente alla larga.
Così passò diverso tempo.
Un giorno, al supermercato, chi ti vedo? Proprio
Lena e Giovanni!
Senza riflettere, istintivamente, mi avvicino e li
saluto calorosamente. Dopo tanto! E poi chissà
quanto tempo sarebbe rotolato sulle nostre vite
prima di un altro incontro!
Lena mi guarda. Stranamente sorride, mi stringe la
mano, mi abbraccia, si interessa di me, mi invita
a casa sua… a bere un caffé!
Sono strabiliata. Giovanni mi strizza l’occhio
compiaciuto. Non ci capisco più niente. Deve
esserle successo qualcosa… Non può aver modificato
il suo atteggiamento dal nero al bianco così, come
niente fosse…
Prometto che andrò da loro un giorno o l’altro a
bere finalmente il caffé (quel benedetto caffé
dell’amicizia).
A casa, deposta la spesa, mi metto comoda per
preparare la cena. Sono stanchissima, ho i piedi
gonfi, le occhiaie hanno bisogno di un impacco
tonificante. Mi pettino, mi lavo le mani e… lo
sguardo cade accidentalmente sullo specchio…
Mi si blocca il respiro.
All’improvviso capisco perché Lena oggi era
diversa con me. L’immagine riflessa mi grida che
sì, è accaduto qualcosa, ma non a lei, a me:
questa notte, tutto d’un colpo, sono invecchiata.
Definitivamente.
Lena non mi teme più. Non è più gelosa di me.
Non so proprio se andrò a bere quel caffé.
Inoltre sono in credito per gli antichi sospetti
nei miei confronti. Credito che riscuoterò.
Cascasse il cielo!
di
Eliana Olivotto
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