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La malattia più diffusa al mondo è ormai diventata
l'obesità, che si sta diffondendo a un ritmo allarmante anche nei Paesi sottosviluppati, diventando quasi un'epidemia. Tanto che se nel 1995 gli obesi erano 200 milioni in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati, nel 2000 essi erano diventati più di 300 milioni, molti dei quali proprio nei Paesi in via di sviluppo.
L'allarme obesità si sta diffondendo anche in Italia. Infatti, gli italiani obesi sono ormai 4 milioni (9 per cento), e ben un maggiorenne su tre (33,9 per cento) risulta in sovrappeso, mentre uno su dieci per tornare "in linea" ricorre alla dieta. È quanto emerge dal volume dell'Istat sui
Fattori di rischio e tutela della salute.
Negli ultimi 5 anni la sua incidenza è aumentata del 25 per cento in Italia e del 50 per cento negli Stati Uniti; nei Paesi europei la prevalenza dell'obesità nell'ultimo decennio è aumentata tra il 10 e il 40%. I costi annui della malattia sono pari a 23 miliardi di euro in Italia e a 100 negli Usa. Nel 2001 le patologie legate a questa malattia, hanno ucciso 300 mila persone, e in Italia la maggior parte delle 80mila morti per malattie cardiovascolari sono dovute all'obesità.
Sono soprattutto gli uomini ad essere in sovrappeso: lo è il 42,4 per cento, contro il 26 delle donne, mentre per l'obesità le differenze sono molto più sfumate. La quota di obesi, comunque, aumenta con l'età. Se poco meno del 2 per cento dei giovani (18-24 anni) presenta un eccesso di peso, il fenomeno acquista particolare rilevanza a partire dai 45 anni. Il valore massimo (14,4 per cento) si registra fra i 55-64 anni, mentre gli anziani si attestano sul 10 per cento.
Un fenomeno che ha una rilevanza diversa tra Nord e Sud Italia: nel Meridione gli adulti obesi sono l'11,3 per cento contro il 7,8 del Nord-Ovest del Paese. Se più di una persona su dieci (11,5 per cento) si sottopone ad una dieta, il ricorso a un regime alimentare dimagrante sale con gli anni: dal 6,7% tra i giovani di 18-24 anni al 18,1 tra gli anziani.
Nel nostro Paese sono dunque circa 5 milioni gli over 60 obesi o in sovrappeso. Ma l'obesità dell'anziano, che spesso nasconde problemi di malnutrizione, è un fenomeno ancora sconosciuto ai più. Spesso infatti questi pazienti sembrano grassi quando invece sono malnutriti. Il 40-50% degli ultrasessantenni ricoverati in ospedale, infatti, ha perduto la massa muscolare ammalandosi di obesità
sarcopenica.
Ma ciò che pesa a tutte le età, ha detto il presidente della
SIO, Ottavio Bosello, a margine di un convegno svoltosi a Verona qualche giorno fa, "è il pregiudizio di cui l'obeso è vittima". Pregiudizio a scuola, sul lavoro, in famiglia, tra gli amici e perfino dal medico. "Perché i medici giudicano gli obesi privi di autocontrollo, pigri e bugiardi, e non aspettandosi un successo terapeutico credono che curarli sia una perdita di tempo". Il vero problema, ha detto Michele Carruba, Presidente della
Commissione Stili di vita e salute del ministero della
Salute, "è che l'obesità è in un certo senso una malattia "orfana". Per questa patologia, infatti non esiste ancora una terapia risolutiva, ma solo medicinali sintomatici che curano le complicanze senza debellare le vere cause". Pertanto, conclude l'esperto, "il futuro delle cure antiobesità ha due nomi: prevenzione (correggere gli stili di vita) e ricerca".
Marco Fasolino
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