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I NUMERI DELLA PANCREATITE CRONICA IN ITALIA

 

La pancreatite cronica cambia volto: non più una malattia "al maschile"; alcol e fumo solo delle concause; il patrimonio genetico dei pazienti una strada da percorrere per capire i meccanismi della malattia. 

 

Lo rivela lo studio Pancroinf-AISP, il primo progetto di raccolta dati sulla pancreatite cronica realizzato in territorio nazionale con il sostegno di Solvay Pharma. Lo studio, unico nel suo genere nell'ambito delle malattie del pancreas, si è avvalso di un sistema computerizzato con l'obiettivo di raccogliere e valutare le informazioni in maniera sistematica.

 

I dati, presentati oggi, alla vigilia del XXVI Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Studio Pancreas (AISP) che si tiene a Roma dal 19 al 21 settembre 2002, sono il risultato di un'analisi dettagliata di una patologia difficile quanto poco conosciuta. 

 

"Il progetto Pancroinf - afferma Giorgio Cavallini, Direttore della Cattedra di Gastroenterologia dell'Università di Verona e coordinatore del progetto - ha arruolato ben 383 pazienti in 20 centri ospedalieri e universitari distribuiti in tutta Italia al fine di definire per la prima volta gli aspetti epidemiologici, diagnostici, clinici e terapeutici della pancreatite cronica, una grave malattia degenerativa del pancreas di cui sino ad ora non esistevano dati a livello nazionale".

 

In letteratura si indicano da 20-30 nuovi casi per 100.000 abitanti all'anno. In Italia si calcola che ogni anno circa 15.000 nuovi pazienti vengono colpiti da pancreatite cronica. La prevalenza è stimata intorno ai 200.000 casi. 

 

I risultati dello studio mettono in evidenza che è cambiato il rapporto tra il numero degli uomini e delle donne colpiti da questa patologia. Mentre nel passato era di 3 a 1 oggi è di 2 a 1. Il suo esordio avviene per oltre la metà dei casi tra i 30 e i 60 anni, con un picco di incidenza tra i 40 e i 50 anni per gli uomini e tra i 20 e i 30 anni per le donne. Contrariamente al passato il ruolo dell'alcol e del fumo è risultato molto più limitato. Infatti, solo il 33% degli uomini colpiti da patologia dichiarano di consumare quotidianamente più di un litro di vino e solo il 23% di fumare più di 20 sigarette al giorno; le donne si dichiarano astemie per il 70% e non fumatrici per il 60%. Tra i fattori eziologici associati alla malattia sono stati frequentemente riscontrati una patologia ostruttiva della papilla di Vater secondaria a patologia biliare (33%), distrofia cistica della parete duodenale (7%), l'auto-immunità (6%) e cause ereditarie (5%). Nel 23% dei pazienti non è stato possibile riconoscere nessun fattore eziologico associato alla malattia.

 

"Una sistematica classificazione dei pazienti - precisa Cavallini - ci ha permesso di capire come nell'ambito di questa complessa e oscura malattia rientrino fattori eterogenei. Nei pazienti arruolati con Pancroinf esistono, per esempio, sostanziali differenze tra i due sessi, sia per ciò che riguarda l'età d'esordio, molto precoce nelle donne, sia per ciò che concerne i comportamenti a rischio come l'assunzione di alcol e fumo. Se, infatti, gli uomini colpiti dalla pancreatite fanno comunque maggior consumo di alcol e sigarette, le donne sono in prevalenza astemie e non fumatrici. Ciò significa che alcol e fumo da sempre indicati come cause primarie della pancreatite cronica sono da considerarsi solo come cofattori e potrebbero avere un impatto diverso a seconda del sesso del paziente."

 

Che cosa genera allora la pancreatite cronica? "Il ruolo della predisposizione genetica nello sviluppo del danno al pancreas - afferma Calogero Surrenti, Presidente della Società Italiana di Gatroenterologia - è senza dubbio una fra le più importanti acquisizioni della pancreatologia negli ultimi anni. L'identificazione di una mappa genetica è la chiave che favorirà la selezione dei soggetti a rischio di malattia e ciò che permetterà di intervenire efficacemente in modo preventivo. In questo senso andranno gli sforzi della gastroenterologia nel prossimo futuro".

 

"Allo scopo di studiare le mutazioni genetiche che potrebbero essere responsabili della pancreatite cronica - conclude Valerio Di Carlo, Direttore della Cattedra di Chirurgia Generale, Università Vita Salute, S. Raffaele di Milano - è stato messo a punto un protocollo di studio che valuterà nei futuri pazienti arruolati con Pancroinf la mutazione di 4 geni coinvolti nella patogenesi della pancreatite cronica".

 

Lo studio Pancroinf-Aisp è stato realizzato con il contributo di Solvay Pharma, azienda leader nella produzione di enzimi pancreatici, terapia d'elezione per pazienti con insufficienza pancreatica.

  

 

 

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