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Non è una malattia conosciuta come l’Alzheimer,
eppure rappresenta una percentuale variabile tra
l’1 e il 6% del totale delle demenze
diagnosticate negli over 65. È l’Idrocefalo
Normoteso: una patologia ancora largamente
sconosciuta, tanto che i suoi sintomi
(difficoltà nel camminare, demenza,
incontinenza) sono spesso confusi con quelli
dell’Alzheimer, del Parkinson o di altre forme
di demenza senile. Con conseguenze gravi: queste
malattie risultano infatti a tutt’oggi
incurabili, mentre la neurochirurgia offre ai
pazienti affetti da Idrocefalo Normoteso
prospettive di piena guarigione che, a fronte di
una diagnosi tempestiva, sfiorano la totalità
dei casi. E in tempi molto stretti: nella
maggior parte dei pazienti, il ritorno ad una
condizione di normalità avviene nell’arco delle
24 o 48 ore dall’intervento.
La ricerca di un confronto ampio e costante con
tutte le categorie di Medici impegnati sul
territorio rappresenta un primo strumento
fondamentale per indirizzare correttamente il
paziente verso un appropriato percorso
terapeutico.
A tale scopo il giorno 22 novembre si terrà
presso l’auditorium del Policlinico
Universitario A. Gemelli, alle ore 9.00, un
incontro sull’Idrocefalo Normoteso organizzato
in collaborazione con le aziende ospedaliere
Umberto I, Santo Spirito, San Camillo, Tor
Vergata, Santa Lucia, San Giovanni: l’obiettivo
è di diffondere conoscenza e sensibilità verso
una patologia normalmente trattabile, ma ancora
poco conosciuta.
Il percorso diagnostico della malattia è infatti
un momento centrale: una diagnosi errata, che
riconduca i sintomi dell’Idrocefalo Normoteso a
una forma di demenza o all’Alzheimer e al
Parkinson, può infatti significare per il
paziente la condanna all’accettazione di una
terapia inadeguata e ad una condizione di
incurabilità. Viceversa, un percorso che dal
Medico di base porti al neurologo, e quindi al
neurochirurgo, si traduce nella maggioranza dei
casi in un esito positivo.
L’importanza di un corretto approccio
diagnostico diventa evidente se si considera
che, secondo i più recenti studi epidemiologici
sull’argomento, la condizione di “malattia
sommersa” che ancora circonda l’Idrocefalo
Normoteso potrebbe aver portato a sottostimare
il numero complessivo dei casi.
I tre classici sintomi dell’Idrocefalo Normoteso
sono la difficoltà nella deambulazione, la
demenza e l’incontinenza. Dal punto di vista
fisiologico, tale malattia è causata da un
eccessivo accumulo di liquido nelle cavità o nei
ventricoli del cervello. Tendenzialmente,
colpisce persone sopra ai 60 anni di età. In
condizioni normali, il fluido cerebrale circola
nel cervello, nei ventricoli e nel midollo
spinale e assolve una funzione di protezione e
nutrimento dell’involucro del cervello. Nel caso
del paziente affetto da Idrocefalo Normoteso il
flusso si blocca, finendo per esercitare una
pressione sul cervello da cui consegue
l’insorgere dei sintomi descritti.
A differenza delle patologie con cui è spesso
confuso, l’Idrocefalo Normoteso è trattabile con
un intervento neurochirurgico di durata
mediamente inferiore ai 60 minuti: grazie
all’impianto di una valvola, l’eccesso di
liquido nel cervello viene drenato e incanalato
verso un’altra parte del corpo, dove può essere
assorbito dal flusso sanguigno.
(5/11/08)
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