Oramai è psicosi
in tutto il mondo!
Infatti non passa giorno che non si
accavallino voci sui presunti pericoli
dell’influenza AH1N1, detta anche febbre suina.
Il ceppo virale, ormai diffuso in tutto il mondo, in
realtà, presenta un basso tasso di mortalità
(intorno allo 0,5 per mille, più basso di quello
della normale influenza stagionale). La
pericolosità, tuttavia, può essere maggiore per
alcune categorie di soggetti, come ad esempio:
-
soggetti affetti da malattie croniche a carico
dell’apparato respiratorio
-
soggetti riguardati da malattie dell’apparato
cardiocircolatorio,
- malati di patologie renal
- soggetti con malattie
agli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
- soggetti affetti da neoplasie;
-
obesi con Indice di massa corporea (BMI)>30 e con
gravi patologie concomitanti;
- donne in gravidanza,
-
bambini piccoli.
Ma ciò che temono
maggiormente gli studiosi, in realtà, è il rischio che
il virus possa modificarsi, in futuro, in una forma
molto più pericolosa, come avvenne con la famigerata
“Spagnola” del 1918, anch'essa iniziata in
sordina.
A lanciare l’allarme sui rischi che questa febbre
può comportare, è stato ieri uno tra i più rinomati
virologi italiani, Fabrizio Pregliasco,
dell'Università Statale di Milano: “Gli effetti
della febbre suina
potrebbero essere pesanti, alla stessa stregua di
una normale influenza stagionale che,
tendenzialmente, crea problemi
maggiori a determinate categorie di soggetti ed alle donne incinte.”.
I sintomi del virus sono molto simili
a quelli di una banale influenza: febbre, vomito,
tosse, raffreddore, diarrea, sonnolenza e scarso
appetito. La trasmissione del virus avviene
attraverso le gocce di saliva, sia per via aerea che
mediante il contatto con mani contaminate dalle
secrezioni respiratorie. L'Organizzazione Mondiale
della Sanità ha diffuso le norme comportamentali
necessarie a ridurre il pericolo di contagio,
suggerendo di lavarsi frequentemente le mani con
acqua e sapone, evitando di portare le mani a
contatto con occhi, naso e bocca; usare asciugamani
personali o monouso; contenere i starnuti o colpi di
tosse con la protezione della mano o di un
fazzoletto; evitare effusioni o contatti
ravvicinati; evitare lo scambio di bottiglie,
bicchieri, posate, lattine. In caso di sintomi
evocativi, gli specialisti consigliano di contattare
il medico di base, con il quale si potrà valutare la
necessità di rivolgersi ai Pronto Soccorso
ospedalieri, dove potrà essere effettuata la
diagnosi e valutata l'opportunità di una terapia
antivirale.
Comunque, in Italia, il Ministero
del Welfare sta adottando le giuste contromisure
per evitare il rischio pandemia. Infatti, per
contrastare tale diffusione del virus H1N1, verranno
acquistate 48 milioni di dosi di vaccino da
effettuare alle persone a maggior rischio di
contagio. Entro la fine del 2009 saranno trattati
8,6 milioni di persone, tra operatori sanitari,
sociali e gli individui portatori di determinate
patologie; da gennaio 2010 i giovani fino ad i 27
anni ed i bambini, poiché "sono maggiormente
suscettibili a tale infezione, e quindi serbatoi di
diffusione della stessa".
La vaccinazione, dunque, sarà
indirizzata prioritariamente alle persone a forte
rischio e a quelle adibite ai servizi pubblici
essenziali. L’11 settembre è arrivata l'ordinanza
sulla strategia di vaccinazione per fronteggiare
l'emergenza nuova influenza. Il viceministro alla
Salute Ferruccio Fazio ha infatti firmato il
provvedimento
Misure urgenti in materia di profilassi vaccinale
dell'influenza pandemica A/H1N1,
attraverso il quale si apprende che saranno
riguardati dalla vaccinazione tutte le persone a
rischio di età compresa tra 17 e 65 anni.
Sulla
vaccinazione contro il virus influenzale H1N1,
"è necessaria una
grande prudenza,
anche in ragione del fatto che la
sperimentazione sul
nuovo vaccino è solo all'inizio".
Inoltre la scelta della vaccinazione va fatta caso
per caso "considerando le situazioni in cui i
benefici sono superiori ai rischi". A dirlo è il
presidente della
Società italiana di
ginecologia e ostetricia (Sigo),
Giorgio Vittori, che precisa che indicazioni
dettagliate saranno fornite dopo il parere del
Consiglio superiore di Sanità, atteso per la prossima settimana.