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Più
volte abbiamo ospitato contributi e consigli da parte di
specialisti e medici concordi nel ribadire che uno stile di
vita sano, associato ad attività fisica e ad
un’alimentazione controllata, consente certamente di vivere
in salute e con molta probabilità anche di vivere più a
lungo, visto che gli organi vitali, i muscoli e le arterie
da una costante ossigenazione ed allenamento, acquisiscono
vigore e longevità.
Tuttavia da una ricerca di un’èquipe composta da un team di
ricercatori guidati da Thomas Perls e da Paola Sebastiani
della Boston University e condotta su oltre 1.000 anziani,
emergerebbe che alcuni possono ben immaginare di vivere
oltre cent’anni senza troppi patemi né preoccupazioni. Un
gene infatti indicherebbe già alla nascita l’età biologica
di chi è destinato a superare la soglia dei cento anni.
In particolare la firma genetica C4 indicherebbe un’età che
tenderebbe a superare addirittura i 106 anni mentre la firma
C16 annuncerebbe un probabile decesso tra i 99 e i 106, e
quelle C6 e C9 dai 100 anni in poi.
Insomma, sulla base degli studi proposti, ognuno avrebbe già
scritta la propria età nei geni che ne compongono il DNA.
In particolare, i ricercatori hanno individuato circa 300
mila varianti geniche (SNPs) e identificato 150 combinazioni
che, se analizzate simultaneamente con un modello di calcolo
innovativo, riescono a predire se un individuo raggiungerà,
o supererà, i cento anni con una precisione dell'80%.
Le 150 combinazioni indagate si traducono in 19 firme
genetiche condivise da super longevi con caratteristiche
simili quali l'età di sopravvivenza ed il ritardo a
contrarre la malattia di Alzheimer, o le malattie
cardiovascolari e l'ipertensione, o i tumori. Ogni firma
inoltre esprime una probabile modalità attraverso la quale
si arriverà ai cent'anni e oltre.
Come dunque lo stesso responsabile della ricerca, Thomas
Perls, ha affermato, si può ben dire che i risultati
ottenuti costituiscono “un passo ulteriore verso una
genomica personalizzata e verso la medicina predittiva”
capace di “ identificare i fattori genetici protettivi per
alcune malattie” in grado di garantire lunga vita e quelli
che, invece, aumentano il rischio di mortalità.
Nella speranza che su questi ultimi, si sviluppi
contemporaneamente una auspicabile ricerca in grado di
contrastarli e ridurne il rilievo.
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Salvatore Catorano
09/08/2010
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L'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM
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