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ANCHE
IL
CUORE HA UNA MEMORIA
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Il
cuore è come il cervello
in quanto è in grado di ricordare e imparare, ma i suoi
ricordi sono negativi e producono conseguenze capaci, per
esempio, di modificare l'efficienza dei farmaci. A
scoprire il meccanismo di azione della memoria del muscolo
cardiaco è stato il professor Michael Rosen, uno
dei maggiori esperti di aritmie cardiache al mondo,
della Columbia University di New York. La scoperta, che verrà
pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica americana Circulation
Research, è stata resa nota durante il 61.mo Congresso
della Società Italiana di Cardiologia (SIC), tenutosi a
Roma fino a mercoledì 20 dicembre.
Molte
ancora le perplessità sul significato di questa memoria e
dei suoi brutti ricordi, soprattutto per intervenire e
curare meglio le malattie del cuore. Rosen
ha scoperto che il cuore è dotato di una memoria "cattiva".
Infatti, non gli restano impresse le semplici irregolarità
del battito, che dimentica dopo qualche giorno, ma le
aritmie ventricolari più pericolose, che rappresentano una
minaccia per la salute e si ripresentano con una certa
regolarità. Il cuore ricorda, inoltre, il momento in cui
riceve al suo interno un pacemaker, corpo estraneo che
modifica artificialmente il corso dei battiti.
La
memoria cardiaca si manifesta, dunque, in determinate
situazioni e, in modo specifico nei portatori di pacemaker e
in caso di aritmie ventricolari. In questi casi, nel cuore
si verificano situazioni particolari che modificano la
meccanica della contrazione cardiaca e producono,
all'interno delle sue cellule, l'aumento di un ormone (l'angiostatina
II). La conseguenza è un aumento del rischio di incorrere
in pericolose aritmie. Ma questa memoria, rischiosa
perché riesce così a dare il via ad un funzionamento
anomalo del cuore, può essere cancellata con farmaci usati
comunemente, come gli Ace-inibitori (per lo scompenso
cardiaco) e i bloccanti dei recettori dell'agiotensina II
(contro l'ipertensione
arteriosa).
"Si
tratta di una novità assoluta e di grande rilievo
scientifico" ha spiegato Peter Schwartz, presidente
della Società Italiana di Cardiologia. "Siamo in una
fase di transizione delle conoscenze, ma per la prima volta
è stato dimostrato in modo chiaro, che come il cervello, il
cuore ha una memoria che dipende da modificazioni
specifiche. Il controllo della memoria potrebbe così essere
importante per ridurre il rischio di aritmie pericolose e
per migliorare l'efficacia dei farmaci antiaritmici".
Infine un consiglio dai cardiologi: "nessun allarmismo,
non serve avere paura di una semplice palpitazione. Bisogna
rivolgersi al medico solo se si ha avuto una malattia
cardiaca precedente e se ci sono aritmie che fanno perdere
la conoscenza o che abbiano offuscato la vista".
Il
congresso della SIC, inoltre, ha offerto l'occasione per
incoraggiare la proposta di legge sui defibrillatori,
depositata in Senato. Si chiede che questi strumenti possano
essere adoperati anche dagli infermieri. Ogni anno 20 mila
persone cessano di vivere a causa di morte improvvisa per
fibrillazione ventricolare, senza che abbiano mai avuto
segni premonitori. Le tecniche di rianimazione
cardio-polmonare in questi casi servono solo a prolungare di
qualche minuto la permanenza in vita. L'unica salvezza è
rappresentata, secondo i cardiologi del SIC, da questi
apparecchi elettromedicali, facili da utilizzare e
intelligenti, dato che identificano l'aritmia e la
correggono con la scarica elettrica. In questo modo sarebbe
possibile recuperare 5.000 persone all'anno, contrariamente
destinate alla morte.
Marco
Fasolino
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