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GLI ANZIANI SPESSO MANTENGONO UN'INTERA FAMIGLIA
SPI-CGIL,
Roma, giugno (ASCA)
Sono
numerose le famiglie italiane che riescono a sopravvivere
grazie al reddito del loro componente anziano pensionato. E'
quanto evidenzia il nono Rapporto sugli anziani in Italia e
in Europa, dal titolo ''Sistemi sociali e modelli di welfare
a confronto'', curato dal Centro Europa Ricerche (CER) per
il Sindacato Pensionati della Cgil, presentato a Roma. Se in
Italia, dunque, vivono più pensionati di quanti non ce ne
siano in Germania o nel Regno Unito, questi svolgono in
misura più accentuata che in altri Paesi la loro funzione
di ''donatori'' di reddito all'interno del nucleo familiare.
Questo dipende non solo dai problemi creati dalla
disoccupazione, ma anche da questioni di carattere
culturale. Se nel Regno Unito e in Germania solo l'1% degli
studenti e dei ragazzi al di sotto dell'età lavorativa,
riceve sostegno economico da un anziano, in Italia la quota
sale all'11%. E se il 4-5% dei lavoratori inglesi e tedeschi
ricevono denaro da un pensionato in Italia la quota sale al
19% e al 28% in caso di disoccupati (contro il 10% e l'8%
rispettivamente di Regno Unito e Germania) e ben al 55%
(contro il 13% e il 19%) per le altre condizioni (minori,
lavoro nero, casalinghe, ecc.). I nonni in Italia vivono in
famiglia 5 volte di più che negli altri Paesi e danno in
casa ben l'11% del proprio reddito.
''I dati che presentiamo - ha detto il segretario generale
dello SPI-CGIL, Raffaele Minelli - indicano qual è la vera
anomalia del nostro Paese: non tanto una spesa sociale fuori
linea, ma un problema di fondo che è il tasso di attività,
in particolare delle donne e dei giovani. Soprattutto nel
Mezzogiorno, in molti casi il reddito dei pensionati è
decisivo per la sopravvivenza dell'intero nucleo familiare:
ci sono studenti, disoccupati, casalinghe che vanno avanti
solo grazie alla pensione degli anziani che vivono in
casa''. La ricetta dello SPI-CGIL è quella di ''innovare le
politiche relative al mercato del lavoro''. ''Da noi -
spiega Minelli - sono troppo poche le donne che lavorano,
rispetto al nord Europa, sono troppo poche le persone che
lavorano nella fascia centrale della vita. Le imprese
italiane investono poco in ricerca e sviluppo rispetto al
resto d'Europa. Bisogna assolutamente modificare le regole e
renderle funzionali a favorire l'emersione del lavoro
nero''.
Se le cose non cambieranno, secondo i dati diffusi intorno
al 2020-2030 in Italia si registrerà un tasso
particolarmente alto di persone in situazione di dipendenza
(per motivi di età o disoccupazione) da chi lavora. ''La
proposta - ha detto Minelli - è quella di estendere il
sistema contributivo pro rata a tutti i lavoratori e
utilizzare i risparmi che con questa misura possono esser
attivati per finanziare un fondo per la non autosufficienza.
Il fondo dovrebbe essere in grado di mettere in piedi un
sistema di servizi per le persone più deboli capace di
sviluppare occupazione, favorire l'emersione del lavoro nero
e favorire l'occupazione femminile. Perché, come sappiamo
bene, la non autosufficienza pesa essenzialmente sulle
donne''. - (MPD)
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