Home > Terzaet@ News > Funghi: ogni anno in Italia 10 mila avvelenamenti (3/11/2000)

 

FUNGHI: OGNI ANNO IN ITALIA 10 MILA AVVELENAMENTI


L’avvelenamento da funghi è una patologia stagionale con punta massima, ma non esclusiva, in autunno, periodo in cui i funghi possono essere facilmente raccolti e consumati. In genere l’intossicazione provoca disturbi gastroenterici, ma alcuni funghi portano a patologie gravi e potenzialmente letali. Si calcola, infatti, che in Italia ogni anno circa 10 mila persone mangiano funghi velenosi, con la conseguenza di circa 200 decessi.

Le forme mortali sono dovute quasi sempre ad Amanita phalloides, Amanita Verna o Orellano, che sono facilmente riconoscibili da un esperto.

Con l'avvicinarsi della stagione fungina, l’Unione Nazionale del Personale Ispettivo Sanitario d'Italia (Unpisi) invita i raccoglitori a sottoporre tutti i funghi raccolti al controllo gratuito degli ispettorati micologici delle ASL, i quali rilasceranno un certificato che attesti la commestibilità dei funghi e indichi le corrette norme di consumo.

La gravità dell’avvelenamento dipende dal grado di maturazione del fungo e, soprattutto, dalla specie e dalla quantità di funghi ingeriti.

L’intossicazione da funghi dà luogo a sindromi comuni a funghi di famiglie diverse:

  • Sindrome gastroenterica: la maggior parte dei funghi velenosi (Russula emetica, Clitocybe olearia e Entoloma lividum ) è responsabile di questa sindrome. I sintomi iniziano generalmente dopo 1-3 ore dall’ingestione e consistono in vomito, crampi addominali e diarrea.

  • Sindrome falloidea: inizia dopo 8-12 ore con crampi addominali, vomito e diarrea profusa. Non vi è terapia efficace: nel giro di 24-48 ore si verificano danni epatici gravi e talvolta letali. Nei casi più gravi si valuta la possibilità del trapianto di fegato. Tra i funghi che generano questa sindrome ricordiamo l’Amanita tossica, Amanita verna, Amanita falloide e Amanita virosa.

  • Sindrome orellanica: la lunga latenza dei sintomi, che possono manifestarsi fino a 15 giorni dall’ingestione, rende difficile collegarli al consumo di funghi (Cortinarius orellanus, Speciosissimus), provocando così danni renali spesso irreversibili.

  • Sindrome micoatropinica: i sintomi, di tipo neurologico, iniziano dopo alcune ore con agitazione, convulsioni, midriasi, coma, talora disturbi enterici. Tra i funghi responsabili di questa sindrome vi sono Amanita muscaria e panterina.

  • Sindrome muscarinica: è caratterizzata da salivazione intensa, lacrimazione incessante, accompagnate da nausea, vomito, dolori addominali crampiformi, diarrea, difficoltà respiratorie fino a una vera crisi asmatica, riduzione della frequenza cardiaca, ipotensione (che nei casi più gravi può portare fino allo shock), cefalea e diminuzione del diametro pupillare (miosi). Tra i funghi responsabili ricordiamo Clitocybe e Inocybe.

Cosa fare se si manifestano sintomi da avvelenamento da funghi?

Di fronte ad un individuo nel quale compaiono disturbi che fanno sospettare un avvelenamento da funghi, si impone un immediato ricovero in ospedale, informando i sanitari sul tipo di fungo ingerito, e portando, se possibile, residuo del cibo o del materiale gastrico in caso di vomito. I provvedimenti da attuare come primo soccorso consistono nella somministrazione di liquidi nel caso di diarrea profusa. In ambiente ospedaliero, invece, oltre alla somministrazione di farmaci (l’atropina è un vero antitodo nella sindrome muscarinica e l’acido tioctico sembra abbastanza utile nella forma da amatossina), si può ricorrere all’impiego di emodialisi e plasmaferesi (sostituzione del plasma) nei casi più gravi.

 

CONSIGLI UTILI

 

Alcune precauzioni sono indispensabili per ridurre il rischio di intossicazione.

  • È sempre bene far controllare ad un esperto qualunque fungo sulla cui identificazione non si è più che sicuri.

  • Se si raccolgono funghi personalmente, è bene evitare di raccoglierli nei centri abitati e ai bordi delle strade: i funghi, tra cui molte specie commestibili diffuse, quali Boletus (famiglia dei porcini), Agaricus (prataioli) e Cantarellus (gallinacci), accumulano metalli pesanti.

  • Non mettete quelli sospetti in buste di plastica insieme ai funghi buoni: le spore dei funghi velenosi si depositano su quelli mangerecci e ciò può essere sufficiente a causare disturbi.

  • Non fidatevi di improbabili metodi casalinghi per accertare la loro commestibilità, come la prova dell’aglio o del cucchiaino.

  • Cuoceteli sempre molto bene: infatti, alcuni funghi sono tossici se crudi, ma diventano commestibili se cotti, come il Boleto dai pori rossi.

  • Evitate i funghi troppo maturi già in fase di decomposizione o infestati da larve o insetti, poiché diventano facilmente tossici.

  • Se si conservano sott’olio, è necessario metterli in frigorifero, in quanto la bassa temperatura limita lo sviluppo di tossine.

  • Evitate di farli mangiare ad animali domestici, in quanto, oltre ad essere incivile è inutile, poiché ci sono tipi di avvelenamenti da funghi i cui sintomi compaiono anche dopo molti giorni.

  • Mangiatene moderatamente: i funghi non sono facilmente digeribili.

Marco Fasolino

 

 

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