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 TEMPI BIBLICI E RISCHI CONSEGUENTI

 

 

Settecentotrenta giorni, una media che, in base alla regione, può andare da 6 mesi fino a due anni, quasi sempre più di 90 giorni ed in qualche rara eccezione, poche settimane.

Non si tratta di conteggi astrusi o del conto alla rovescia relativo ad un qualche improbabile evento che riguarderà l'intera umanità, ma piuttosto della media delle settimane, dei mesi ed a volte anche degli anni necessari per ricevere un a pagamento da un ente pubblico.

 Infatti dall’ultima indagine del Taiis, un tavolo di soggetti interassociati istituito dalle imprese di servizi, che insieme alle imprese confindustriali aderenti alla FISE, comprende cooperative, commercianti ed artigiani, rileva come il monte crediti delle aziende vantati nei confronti degli enti pubblici, ammonti a 60-70 miliardi. E per il 46% si tratta di crediti verso il sistema sanitario, il che vuol dire, molto banalmente, che chi opera nel settore dei servizi assistenziali, infermieristici e simili attraverso convenzioni con gli enti pubblici , è destinato a sopportare ritardi tali da compromettere il servizio stesso e la qualità della propria offerta.

Come può essere possibile pianificare per una qualsiasi residenza socio sanitaria che lavori anche attraverso convenzioni, un’assunzione, una ristrutturazione o semplicemente la quotidianità delle spese, se tutti gli importi in uscita non sono destinati ad essere compensati con importi in entrata in tempi certi e definiti?

Per assurdo ogni società di servizi può optare soltanto per due soluzioni: o definire un listino che sia già comprensivo degli interessi per i pagamenti che avverranno in ritardo, determinando quindi un maggior costo per gli enti pubblici e quindi per il cittadino che con ogni probabilità sarà riguardato da una maggiore pressione fiscale. Oppure lavorare prevedendo delle situazioni debitorie con i fornitori e le banche, col rischio di dover centellinare ogni importo di spesa destinato alla qualità dei servizi e di interrompere la propria attività laddove, come spesso accade, i pagamenti avvenissero  in tempi che vadano oltre ogni ragionevole  limite e con  interessi passivi che diventano esorbitanti.

Il Taiis rileva inoltre che la tendenza attuale è in peggioramento , soprattutto per i servizi sanitari, mentre per la scuola ed il settore sociale la media dei ritardi dovrebbe essere confermata. Ciò significa che, aldilà del Veneto, dove il saldo delle fatture avviene  in poche sopportabilissime settimane di ritardo, il pagamento si realizza con un ritardo compreso tra 6 mesi e due anni ed in alcuni casi - la regione Sicilia ne vanta il maggior numero -  anche oltre. Tra le altre cose la situazione è aggravata dal fatto che  alle banche non basta più presentare le fatture per anticiparle, dovendovi essere garanzie solidissime che tuttavia non dipendono dalla società o dalla struttura privata, bensì dai tempi di pagamento e dalla efficienza dell’ente pubblico, cioè di un ente terzo rispetto all’azienda.

Ecco dunque le ragioni per cui la presidente di Confindustria, Emma Merceaglia, martedì scorso, protestava vivacemente contro tali ritardi confermando la cifra di 70 miliardi di crediti vantati nei confronti dell’Erario ed evidenziando come gli stessi, se conteggiati correttamente, lascerebbero l’Italia fuori dall’Europa.

Tuttavia la questione non sembra di prossima soluzione se appena pochi giorni fa il Ministero della Giustizia ha emanato  una gara per l’affidamento della mensa della polizia penitenziaria che fissa pagamenti a sei mesi ed interessi per il mancato pagamento dall’1%, definendo  dunque dei parametri fuori legge poiché il tasso dovrebbe essere di vari punti sopra il prime rate ed il pagamento dovrebbe avvenire nell’arco di un mese al massimo –legge 2002-.

Tutti gli auspici e gli allarmi sembrano dunque destinati a finire nel vuoto, col rischio che a pagarne le conseguenze siano la qualità dei servizi, il benessere di chi li riceve e le tasche dei contribuenti.


Salvatore Catorano

  (20/11/2009)

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