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Interpretato
da un Herbert Marshalll claudicante e irrimediabilmente blasé,
era sempre in scena, a reggere i fili dei personaggi e a muovere
la trama che via via si dipanava, aggiungendo ogni tanto una
qualche ominosa sentenza.
In Acque morte, il romanzo
perfetto di Maugham, il medesimo ruolo viene affidato al dottor
Saunders, magnifica figura di reietto delle isole. Questo medico
drogato, radiato dall'Albo, a suo agio "solo nella futilità",
guida per piccoli tocchi, fingendo di assistervi impassibile,
una vicenda di amore, di fuga e di morte che lascia spossati o
come una febbre tropicale.
Ed è lui a farci attraversare questo
monsone romanzesco, avvolgendoci nei fumi del suo stesso oppio
fin quando fatti e moventi, un momento prima sconosciuti,
improvvisamente non diventano «chiari come i disegni geometrici
del quaderno di un bimbo - quadrati, rettangoli, cerchi,
triangoli».
è
questo un romanzo che può rientrare nell'ambito dei classici
contemporanei, un romanzo che immediatamente rievoca al lettore
film americani anni Cinquanta, in cui il paesaggio crea
suggestioni e atmosfere e il protagonista è un uomo che fugge
dalla civiltà e dall'angoscia per cercare la pace in questa
natura incorrotta.
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