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Botta e risposta. L'arte della replica

(di Adelino Cattani - Il Mulino 2001)

  

 

Potrebbe sembrare curioso proporre al grande pubblico un testo di retorica eppure la lettura di Botta e risposta dovrebbe essere obbligatoria per tutti colori che utilizzano il dialogo e la discussione sia come professione (insegnanti, politici, manager...), sia in quanto genitori costretti a fronteggiare gli assalti verbali dei figli,

 

sia perché si trovano nella condizione di adolescenti, impegnati, come è legittimo, ad affermare se stessi attraverso lo strumento della parola: insomma, praticamente per tutti. Si usa dire che un buon litigio fa bene all'amore; l'autore di questo libro parte da un principio analogo applicato al pensiero: il dibattito, la tenzone delle opinioni rinsalda la capacità di ragionamento; dirsele di santa ragione fa bene alla comunità dei pensanti, e un buon pensiero è un pensiero litigarello.

  

Cattani ha inteso con questa guida analizzare le strategie del discorso polemico e suggerire tecniche ed espedienti per uscire vincitori in un duello di parole. Il perfetto polemista deve saper giocare «a tira e molla con la logica», «operare tutte le distinzioni, debite e indebite, del caso», «sorprendere con una scenata e avvincere con una messa in scena», «guadagnare tempo», scaricare «sull'altro l'onere di provare le cose che dice»: insomma essere un astuto e abile stratega.

 

È necessario inoltre avere un'etica su cui sorreggere il proprio discorso, anche se è diffusissimo il «dire il falso dicendo il vero», come avviene quasi sempre nella pubblicità. L'autore attribuisce al disputante alcuni diritti: quello di dubitare di tutto, di non dire tutta la verità, di sottrarsi all'avversario, di difendere le proprie posizioni, di porre termine al discorso, di usare tutti gli argomenti che preferisce, di appellarsi ad una terza parte, di essere giudicato per quello che pensa e dice e non per quello che ha fatto, di cambiare regole e diritti della discussione. 

 

Se è vero che gli adolescenti non possiedono più "le parole" per verbalizzare e gestire, tensioni e passioni, e la violenza nasce proprio da questa carenza, è evidente che imparare a discutere, riflettendo su questa pratica profondamente umana, ha anche una grande valenza pedagogica.

 

 

 

 

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