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sia perché si trovano nella
condizione di adolescenti, impegnati, come è
legittimo, ad affermare se stessi attraverso lo
strumento della parola: insomma, praticamente per
tutti. Si usa dire che un buon litigio fa bene
all'amore; l'autore di questo libro parte da un
principio analogo applicato al pensiero: il dibattito,
la tenzone delle opinioni rinsalda la capacità di
ragionamento; dirsele di santa ragione fa bene alla
comunità dei pensanti, e un buon pensiero è un
pensiero litigarello.
Cattani ha inteso con questa
guida analizzare le strategie del discorso polemico e
suggerire tecniche ed espedienti per uscire vincitori
in un duello di parole. Il perfetto polemista deve
saper giocare «a tira e molla con la logica», «operare
tutte le distinzioni, debite e indebite, del caso»,
«sorprendere con una scenata e avvincere con una
messa in scena», «guadagnare tempo», scaricare «sull'altro
l'onere di provare le cose che dice»: insomma essere
un astuto e abile stratega.
È necessario inoltre
avere un'etica su cui sorreggere il proprio discorso,
anche se è diffusissimo il «dire il falso dicendo il
vero», come avviene quasi sempre nella pubblicità.
L'autore attribuisce al disputante alcuni diritti:
quello di dubitare di tutto, di non dire tutta la
verità, di sottrarsi all'avversario, di difendere le
proprie posizioni, di porre termine al discorso, di
usare tutti gli argomenti che preferisce, di
appellarsi ad una terza parte, di essere giudicato per
quello che pensa e dice e non per quello che ha fatto,
di cambiare regole e diritti della discussione.
Se è
vero che gli adolescenti non possiedono più "le
parole" per verbalizzare e gestire, tensioni e
passioni, e la violenza nasce proprio da questa
carenza, è evidente che imparare a discutere,
riflettendo su questa pratica profondamente umana, ha
anche una grande valenza pedagogica.
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