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L'educazione
e il rapporto che hanno con i figli evidenzia la
frattura che alla fine degli anni Sessanta si è
compiuta in Occidente tra le generazioni: i ragazzi
appaiono come sconosciuti che sfuggono al controllo
dei genitori. Sono anni di contestazioni e turbamenti
che contraddistinguono un mondo giovanile davvero in
fermento. Tutto ciò si accompagna alla confusione
psicologica dei genitori che osservano la crescita dei
figli con molto sconcerto.
Nella
storia della famiglia Stasson, Michael Cunningham
intreccia i fili di diverse identità, di mondi
differenti destinati a scontrarsi con gli altri e con
se stessi. Un universo di destini solo in apparenza
liberi di seguire il proprio corso, ma in realtà
votati, quasi per diritto di nascita, a muoversi,
esplorare e provare gioie e dolori il cui tratto
sembra già segnato.
Nel romanzo tutto è profondo:
sangue e carne, sentimenti reali vissuti con fatica in
un momento di crisi per la società americana. La
sensibilità con cui lo scrittore osserva l'umanità
che lo circonda gli consente di dare ai lettori un
messaggio che fornisce il giusto valore agli affetti e
ai legami tra gli esseri umani, senza celare la
sofferenza degli uomini e delle donne di fine
millennio. |