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Foglia d'acero

(di Luisa Adorno e Daniele Pecorini Manzoni - Sellerio di Giorgianni 2001)

 

 

Il caso, un incontro occasionale con una cugina lontana, ha messo Luisa Adorno sulle tracce di uno "zio Daniele" che fino a quel momento era stato una leggenda di famiglia.

 

Sul finire del secolo, appena laureato, era partito in bicicletta per l'Inghilterra; era diventato funzionario di quell'immenso impero tardo-vittoriano, passando anni in Estremo Oriente, da dove era ritornato per chiudere la carriera da diplomatico e collezionista d'arte orientale.

 

Ripescato dal passato quel libro di memorie, intitolato proprio Foglia d'acero, l'autrice ne ripropone qui il testo, inframmezzandolo con commenti molto personali, come in un dialogo diretto con l'avo mai conosciuto con cui però entra in un contatto ideale, scoprendone affinità di pensiero inaspettate.

 

E nello sforzo di ravvivare i contorni sbiaditi di quella figura, di conoscere eventi e moventi, soprattutto di rispondere alla domanda su un misterioso ed esotico amore di Daniele, la scrittrice si imbatte in un diario che finisce col costituire il cuore del racconto.

 

Gli autori dunque sono due, ma la vera artefice del libro è la nostra contemporanea, che ha saputo cogliere l'interesse sociologico e storico di questo racconto e ne ha accompagnato la narrazione con piacevoli commenti.

 

  

 

 

 

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