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Sul
finire del secolo, appena laureato, era partito in bicicletta
per l'Inghilterra; era diventato funzionario di quell'immenso
impero tardo-vittoriano, passando anni in Estremo Oriente, da
dove era ritornato per chiudere la carriera da diplomatico e
collezionista d'arte orientale.
Ripescato
dal passato quel libro di memorie, intitolato proprio Foglia
d'acero, l'autrice ne ripropone qui il testo,
inframmezzandolo con commenti molto personali, come in un
dialogo diretto con l'avo mai conosciuto con cui però entra in
un contatto ideale, scoprendone affinità di pensiero
inaspettate.
E
nello sforzo di ravvivare i contorni sbiaditi di quella figura,
di conoscere eventi e moventi, soprattutto di rispondere alla
domanda su un misterioso ed esotico amore di Daniele, la
scrittrice si imbatte in un diario che finisce col costituire il
cuore del racconto.
Gli
autori dunque sono due, ma la vera artefice del libro è la
nostra contemporanea, che ha saputo cogliere l'interesse
sociologico e storico di questo racconto e ne ha accompagnato la
narrazione con piacevoli commenti.
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