|
Secondo l'autore si possono distinguere tre grandi
fasi: la nascita di una classe operaia industriale,
una fase di "separatismo" e una di relativa
attenuazione della separatezza: questo libro si occupa
soprattutto della seconda. I primi capitoli sono di
tipo generale e presentano i presupposti ideologici:
si analizza quindi il rapporto fra i movimenti
socialisti e la religione, quello fra il movimento
operaio e le varie patrie e quello delle
trasformazioni subite dal rituale e dalla
rappresentazione stessa del movimento.
L'ultimo tema
è da qualche tempo particolarmente di moda tra gli
storici e questo per tre motivi, così almeno dice
Hobsbawm: perché i movimenti operai sono storicamente
nuovi, perché alcune forme sono portatrici di una
fortissima carica emotiva che "incoraggia
l'espressione rituale", perché tale ritualità
"si sviluppò in un movimento che era per certi
riguardi non soltanto indifferente al ritualismo, ma
attivamente ostile ad esso".
Negli ultimi due
capitoli del saggio si studia la connessione tra
l'esistenza delle classi lavoratrici, le loro lotte e
le idee che da esse sono scaturite. Particolarmente
interessante è l'ultimo capitolo che studia il tema
dei diritti dell'uomo, pagine che andrebbero lette e
studiate nelle scuole tanto sono chiarificatrici di un
processo, delle sue cadute, del cammino complesso e
non privo di arretramenti, che la battaglia per la
realizzazione dei diritti umani o non ha affrontato o
non ha portato a termine.
Quando
l'autore si occupa di argomenti canonici (la storia e
l'ideologia del movimento operaio, o la creazione di
una coscienza di classe), come in queste pagine, lo fa
sempre da angolazioni insolite, soffermando la propria
attenzione anche sui rituali degli operai, sulla
nascita del laicismo nei movimenti radicali e
socialisti, sull'importanza dell'idea di patria nelle
classi popolari, sulla diffusione del tema dei diritti
universali dell'uomo nei circoli operai.
|