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Ghost Dog. Hagakure 

Il Codice Segreto dei Samurai

(di Jim Jarmusch e Yamamoto Tsunetomo - Einaudi 2001)

  

 

Il libro. Chi ha visto "Ghost Dog" lo sa: le citazioni di un misterioso libro (Hagakure) costellano i momenti più importanti della trama. 

 

Il film. Perché un film su un moderno killer di colore, che usa una spada e si muove danzando, vive sul tetto di una casa e comunica con il mondo servendosi di piccioni viaggiatori, ha colpito al cuore il più smaliziato pubblico occidentale? Possono l'onore e la spada rendere un uomo invincibile? 

 

È affascinante la stretta relazione tra un film del XX secolo e un manuale del XVII, tra un nero americano killer per professione e un samurai diventato monaco che scrive l'esoterico Hagakure, il Codice Segreto dei Samurai per trasmettere conoscenze e regole di vita che sono a fondamento di una setta selezionata e "professionale". Regole etiche e comportamentali che possono valere in ogni tempo e in ogni luogo e che diventano la bibbia di quel giovane afroamericano. 

 

Non è la prima volta che Hagakure viene pubblicato in Italia (qui come nelle altre versioni un compendio degli undici volumi originari), ma l'interesse nei confronti di un testo così eccezionale, testimonianza della tradizione giapponese più antica, è sempre viva. Il samurai è una figura ormai mitica, trasfigurata dai secoli e diventata sinonimo di coerenza, lealtà, impegno e di una visione della vita molto lontana da quella occidentale.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, che ha fatto conoscere questa mentalità anche a chi in precedenza ignorava o sottovalutava l'importanza e la peculiarità della cultura giapponese, a riportare l'interesse del mondo sull'Hagakure è stato il suicidio di Mishima Tukio, lo scrittore che «ha criticato con le sue opere la perdita di valori della società giapponese odierna - come scrive Paolo Puddino in una breve introduzione al testo - e che, proprio in un originalissimo commento all'Hagakure indicava ai suoi concittadini la cura per uscire dal torpore in cui essi si trovavano». 

 

Lo spirito che aleggia in quest'opera, pur essendo ormai in qualche modo ridondante e obsoleto, ancora sopravvive in parte nell'animo giapponese, nei valori di quella civiltà che tutti noi abbiamo imparato a conoscere forse anche grazie al drammatico suicidio di Mishima. Che questo spirito "migri", come propone Jarmusch nel suo film, nel corpo di un nero che vive sui tetti di una metropoli americana in compagnia dei suoi piccioni viaggiatori e delle sue armi è probabile, anzi possibile, e affascinante.

 

 

 

 

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