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Giacarandà 

(di Domenico Capocardo - Marsilio 2002)

 

 

Sicilia orientale: 1747. Il marchesino Giulio Limiri decide di costruire una nuova casa di famiglia in riva al mare nella baia chiamata Seno Pelagio, sotto Taormina. Proprio lì, incontra la giovanissima figlia di don Carmelo Mondio, Matilde, che gli accende l'animo di passione.

 

Inizia così l'avventura del marchesino, coinvolto, suo malgrado, nella terribile e sotterranea contesa tra gesuiti e domenicani, spalleggiati rispettivamente dal duca Gregorio di Elinunte e da don Arcangelo Tascio. Sarà Agatina, l'amante di don Giulio che, delusa nelle sue attese dal nuovo amore per Matilde, innescherà la faida che porterà allo scontro cruento.

 

Giacarandà, un albero e delle foglie in copertina: Jacaranda, un genere di piante arboree abitualmente dette palissandri brasiliani. Due di questi alberi (veri e propri patriarchi verdi) avevano dimora nel parco della Villa comunale di Taormina, ma sono stati abbattuti negli anni Cinquanta, lo racconta l'autore stesso in una breve nota prima del testo.

 

Il loro nome è allegro, brillante, incuriosisce e invoglia a scoprirne le "radici". Forse per questo motivo, oltre che per una evidente passione per tali piante, l'autore ha scelto questo titolo e ne ha ricercato le origini che si ramificano nel 1747, proprio nella zona di Taormina, naturalmente.

 

Un romanzo storico, ma estremamente moderno nella forma narrativa e trascinante nel serrato evolversi dei fatti, che vedono protagonisti uomini e donne di metà Settecento che si destreggiano tra ripicche amorose e lotte di potere, proprio come oggi.

 

 

 

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