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I sette figli di Simenon 

(di Ramón Diaz Eterovic - Einaudi 2001)

 

 

Heredia è un detective privato molto particolare. Solitario e disincantato, condivide l'ufficio, che è anche la sua casa, con il gatto Simenon, suo alter ego e prezioso collaboratore, con il ricordo agrodolce di una storia d'amore non ancora finita e con una pericolosa passione per la bottiglia.

 

La vita la interpreta attraverso le citazioni dei suoi autori preferiti e possiede un talento naturale per ficcarsi in storie più grandi di lui. Come il giorno in cui si trova coinvolto nell'omicidio di uno sconosciuto il cui cadavere è rinvenuto in un hotel. Sembrerebbe una banale storia di gelosia, ma la posta in gioco è ben più alta.

 

A Santiago del Cile, dove prende vita l'intera vicenda, Heredia si scontrerà con poliziotti corrotti e politici coinvolti in appalti truccati. Ma, come spesso accade agli eroi marginali, ha dalla sua parte un manipolo di irriducibili sognatori: giornalisti indipendenti, uno scrittore idealista, un gruppo di accaniti ecologisti, un amico americano dedito alla birra e forte come un toro, una medium misteriosa, un giornalaio invadente ma fidato.

 

Tutti insieme, con la forza di chi crede nelle chimere, scoveranno il bandolo della matassa, la chiave di volta di un arcano la cui soluzione lascerà l'amaro in bocca. Ramón Díaz Eterovic segue la strada di molti altri autori sudamericani, che mescolano con particolare abilità la trama di un romanzo di genere con la denuncia della situazione socio-politica nazionale.

  

 

 

 

 

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