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Non capisco gli irlandesi

(di Gish Jen - Pozza 2001)

   

 

Il sogno americano dei nostri giorni potrebbe essere riassunto nel contenuto di quest'opera, che ha ottenuto negli Stati Uniti un considerevole successo di pubblico e di critica, al punto che John Updike ha annoverato la sua autrice tra i più grandi scrittori di racconti del XX secolo, al fianco di autori come Faulkner, Fitzgerald e Hemingway.

 

Gish Jen non parla solo dei cino-americani cui appartiene, ma anche della comunità ebraica, africana, irlandese e così via. Con una scrittura dallo humor travolgente e uno sguardo divertito da antichi conflitti, racconta vicende di immigrazione, assimilazione e tensione tra le comunità etniche dei nostri giorni.

 

Sullo sfondo, unico e irripetibile, della presenza di culture differenti, universalmente definita melting pot, si profila, in queste pagine, una straordinaria galleria di personaggi in cui rivive, con una nuova ed esilarante comicità, l'eterno conflitto tra tradizione e modernità, e l'inevitabile scontro che ne consegue tra differenti generazioni e culture.

 

Nascono così le figure della madre cinese che non capisce la figlia andata in sposa a un irlandese fannullone; oppure il padre tassista, medico in Cina, insofferente davanti agli obblighi sociali ai quali deve sottostare per non creare fratture in famiglia, o il parrucchiere ammaliato dagli occhi blu della sua giovane cliente; o ancora il giovane cinese che ritorna in patria per insegnare l'inglese, spinto dal mito delle sue origini e fiero delle tradizioni del suo popolo.

 

Lotte di classe, razza, sesso, lavoro: tutte le tensioni del mondo contemporaneo si ritrovano in questo libro che mostra il lato oscuro e nascosto delle società moderne con uno sguardo innocente e ironico. Emerge il colorato ritratto di un'America meno mondana, ma viva e vitale, fervida di sentimenti e di umanità, capace di assimilare e di mettere a confronto non tanto se stessa quanto i vari popoli che vi si sono rifugiati nella speranza di migliori condizioni di vita.

 

E sono proprio le seconde generazioni di immigrati ad interpretare meglio questo incontro di culture; sono i nuovi "americani" che hanno tracce di altre civiltà, non solo nei tratti somatici, a saper operare con naturalezza una sintesi stimolante tra oriente e occidente tra arcaico e avvenire.

 

 

 

 

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