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O come omicidio

(di Sue Grafton - Einaudi 2001)

   

 

Siamo alla quindicesima puntata della serie che vede protagonista Kinsey Millhone, una detective privata abile e intelligente. Da A come alibi, fino a N come nodo le intricate vicende di Kinsey si dipanano tra le lettere dell'alfabeto, come un abbecedario. La detective in tacchi a spillo stavolta deve vedersela con un caso particolarmente spinoso: il suo passato.

 

La vicenda inizia con una telefonata da parte di uno strano operatore ecologico specializzato in container abbandonati. Per venti dollari Kinsey acquista una scatola di effetti personali appartenuti al suo ex marito, Mickey Magruder. C'è una lettera di quindici anni prima, in cui un barista rivela i particolari dell'omicidio di un vagabondo, di cui Magruder era stato incolpato.

 

Malgrado fosse stato poi scagionato, la sua reputazione ne aveva pesantemente risentito: aveva perso il lavoro, la moglie e gli amici. Quindici anni dopo Kinsey sente puzza di marcio, e non può fare a meno di cacciare il naso nella vicenda.

 

Il personaggio creato dalla Grafton non ha i contorni dell'investigatore infallibile ed efficiente. Kinsey è piena di limiti, incoerente, imperfetta, molto più vicina alla vita reale di tanti suoi colleghi che hanno attraversato la narrativa gialla degli ultimi decenni. L'umanità è il suo carattere distintivo, la sua peculiarità. E alcuni critici affermano che la sua creatrice condivida con lei questi tratti distintivi.

 

  

 

 

 

 

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