Home > Terzaet@ News > Svago & Divertimenti > Libri > Archivio: lettera O > Oltre il Novecento

 

 

Oltre il Novecento

(di Marco Rivelli - Einaudi 2001)

  

 

Rivelli cerca di analizzare contraddizioni, antinomie e lacerazioni di un secolo appena concluso offrendoci strumenti interpretativi all'interno dell'odierno caos e qualche ipotesi coraggiosa per il futuro senza la pretesa di avere in pugno la verità o la soluzione.

 

Il Novecento è stato "il secolo più violento della storia dell'umanità" (William Golding), "un secolo di massacri e di guerre" (René Dumont), "il secolo più terribile della storia occidentale" (Isaiah Berlin), ma la caratteristica peculiare è, oltre al dato quantitativo, l'aver esercitato una violenza massificata, intreccio di "sofisticatezza tecnica e delirio politico" che ha prodotto quella che qui viene definita una "eterogenesi dei fini", cioè la distruzione del fine stesso per cui la violenza era stata esercitata come semplice mezzo.

 
Anzitutto viene esaminata la vicenda del Comunismo nella sua realizzazione storica. Molti intellettuali, e da tempo, avevano denunciato i crimini di un sistema che, instauratosi quasi senza violenza, ha ben presto perso il proprio senso ideale, la propria anima, determinando, in un certo senso, la sua stessa dissoluzione. Si passa poi a dibattere di un vero simbolo della tragedia novecentesca: Auschwitz. Qui c'è la totale identità tra mezzi e fine ed è questo che lo rende "riferimento etico assoluto" in quanto   "abominio metafisico". 

 

Il terzo esempio, Hiroshima, è il più significativo del carattere auto-conflittuale, di intreccio abnorme di razionalità e insensatezza, centro della pratica della violenza nel Novecento. Nel secolo si è poi verificata quella che si potrebbe definire la caduta del legame sociale: i rapporti sono diventati infatti il risultato del "conflitto e della negoziazione" e il soggetto da produttore di "valore d'uso sociale" è diventato oggetto di "scambio politico", e così lo "Stato sociale viene a configurare, paradossalmente, la più a-sociale di tutte le condizioni umane", crollati i rapporti di reciprocità e di solidarietà. 

 

Questa tesi (così come l'analisi della figura del militante contrapposta a quella di chi fa volontariato) è una forte provocazione lanciata contro miti che, per tutta la cultura di sinistra, sembrano intoccabili e che solo Revelli, forte di una storia personale e intellettuale senza ombre, può permettersi di gettare sul tavolo.

 

  

 

 

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati