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è
questo il destino che si attende Ovidio, bandito da Roma per
volere di Augusto, costretto a scontare la propria condanna
all'esilio lontano dal luogo in cui si parla la "lingua
perfetta" da cui sono scaturite le sue favole raffinate
e "graziosi miracoli dell'ovvio". Ma un giorno,
durante una battuta di caccia nella foresta, l'inaspettato
incontro con un ragazzo selvaggio cresciuto tra i lupi gli
farà ritrovare dentro di sé qualcosa che credeva per
sempre relegato "nella regione del silenzio".
A
poco a poco, sullo sfondo di un mare cupo che freme e
ribolle, tra i due si sviluppa un'intensa, muta amicizia.
Davvero coinvolgenti le pagine dedicate all'educazione e
alla umanizzazione del cosiddetto "Ragazzo",
intense le emozioni che suscitano i turbamenti e le
riflessioni sul comportamento di quella creatura. E proprio
in questo il romanzo può aprirsi a una seconda lettura: in
noi, sotto l'educazione e le remore dateci dalla civiltà,
esiste un'anima selvaggia, un Ragazzo indomito che talvolta
emerge e che dobbiamo proteggere, salvare dalla
civilizzazione, osservare e amare.
Con
Una vita immaginaria Malouf non ci regala solo il
suggestivo e poetico racconto di un commiato sereno dalla
vita, ma anche un'appassionata dichiarazione d'amore per il
linguaggio e un'umanissima lezione di tolleranza e
convivenza civile.
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