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Tartufi
d'Italia
Zone
di produzione
Novembre è il mese migliore sia per il tartufo
bianco sia per lo scorzone. Il primo è
presentato solo a sud del Po (fatta eccezione
per la conca viadanese in provincia di Mantova)
in 7 regioni principali: Piemonte, Lombardia,
Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Toscana, e
Molise.
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Sporadicamente si trova anche in Lazio,
Liguria, Abruzzo e Calabria. All'estero è
presente in Istria, soprattutto nell’area di
Montona, ed è recente la discussione che possa
trattarsi di una varietà diversa. In tutte le
aree vocate, anche dove feste e sagre si
svolgono in Ottobre, i ristoranti si impegnano
in prelibate rassegne gastronomiche, mentre i
venditori, che raccolgono il prodotto dai
tartufai locali, praticano prezzi nettamente più
abbordabili rispetto ai negozi della città (può
essere utile chiedere informazioni ai consorzi e
alle cooperative di tartufai, ottenendo gli
indirizzi dagli uffici turistici. Tra le zone più
organizzate: Alba e dintorni, Asti e tutti i
centri del Monferrato, Oltrepò pavese e
mantovano, Brisighella e Dovadola in Romagna,
Ferrara e dintorni, San Miniato e le Crete
Senesi in Toscana, tutta la provincia di Pesaro,
Città di Castello (Perugina), Orvieto. Lo
scorzone, invece è diffuso ovunque, ma meritano
segnalazioni particolari la Lessinia (Verona),
Il Garda Lombardo e le colline parmensi.
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Consigli
per l'acquisto
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A prescindere dalla zona e dal tipo di tartufo,
comunque, è importante fare attenzione ai
prodotti derivati: spesso infatti, ci si
fa tentare da creme, conserve, oli, salami
o formaggi che in genere il vero tartufo
non l’hanno mai visto. è
molto probabile che contengano tartufi
cinesi o arabi, in odori e in sapori che
costano poche lire che vengono siringati
con idrocarburo sintetico (tossico) dall'aroma simile a quello del tartufo.
D'altronde se questi prodotti contenessero tartufo vero
non ne avrebbero per nulla il profumo,
dato che il suo aroma è instabile e non
si conserva.
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Ogni giorno i tartufi
perdono due grammi del proprio peso, e in
proporzione, ancora più aroma: si provi a
immaginare cosa ne sarebbe del peso e
della fragranza originari quando poche
scaglie (che valgono il loro prezzo solo
se freschissime) dovessero finire in un
prodotto che magari viene consumato nel
giro di un mese o più… insomma, è
difficile che un produttore possa avere
un’idea così balzana. Certo, a modo suo,
anche un aroma sintetico può dare un
piacere al palato, ma commercialmente si
tratta, oltre che di un imbroglio
economico, di un grosso danno all'affidabilità del mercato italiano,
che per tartufi bianco o nero è il più grande del
mondo. Anche chi acquista tartufi interi
(soprattutto quelli venduti nelle fiere
affollate), faccia attenzione a scegliere
esemplari non troppo maneggiati o annusati
in continuazione, preferibilmente tenuti
sotto una campana di vetro. Poi si guardi
bene l'esemplare da vicino: è successo
che alcuni rivenditori abbiano riempito
gli infossamenti con l'argilla! Infine,
se c'è un tartufo rotto se ne
osservino le venature che devono essere
ben marcate, segno di corretta
maturazione: in genere i tartufi di una
stessa partita hanno il medesimo grado di
maturazione quindi quelli rotti consentono
di valutare quelli interi. Si trasportino
a casa avvolti uno per uno in carta
bianca, in un recipiente non di plastica.
Poi si mettano in frigorifero, sempre
avvolti nella carta, in vaso ermetico.
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